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STAFFETTA CATANZARO
- ASSOCIAZIONE DONNE IN CAMMINO -
"Spesso gli uomini si odiano perché hanno paura l'uno dell'altro; hanno paura l'uno dell'altro perché non si conoscono; non si conoscono perché non possono comunicare; non possono comunicare perché sono separati".
Martin Luther King
Per questo resoconto della Staffetta di Catanzaro, affiorano emozioni, ricordi, volti cauti che si sono avvicinati all’anfora con rispetto, occhi interessati e discreti che parlavano senza parole. Bisognava esserci.
Come è nel nostro stile di vita abbiamo deciso di proporre un percorso psicologico-esistenziale e rituale, e, grazie al sapiente e partecipato aiuto dell’Assessore alle Pari Opportunità del nostro Comune di Catanzaro (Tommasina Lucchetti) questo percorso si è avviato con un lento montare delle emozioni fino al terzo giorno, anche grazie al fatto che l’Anfora è arrivata da Reggio Calabria con un giorno di ritardo causa maltempo, e quindi è stata immaginata ed attesa più a lungo….!
Nonostante tutta la città e la provincia fossero in allerta con la protezione civile, il primo giorno, il 14, la sala si è riempita di donne uomini ed ombrelli bagnati…!!!
Noi Donne in Cammino, abbiamo voluto aggiungere un rito tradizionale per il nostro gruppo, consistente nel dono – da parte di una nostra rappresentante di Reggio Calabria, Maria Avila, una candela all’Udi di Reggio dalla quale abbiamo acceso la nostra e poi quella della staffetta successiva a Lamezia Terme con la speranza che la Luce continui. Abbiamo messo poi nell’anfora il drappo dell’Udi ed il comunicato da leggere ad ogni tappa, perché seguissero sempre l’Anfora nel viaggio e ci siamo messe intorno alle spalle gli scialli tradizionali calabresi - “i vancali” che vedete nelle foto - colorati e tessuti a mano da Mirella, artigiana di Tiriolo.
Questo è stato per noi: essere lì per l’Anfora ad illuminare un pezzo di mondo ogni giorno per tre giorni; illuminare frammenti di donne e rispettare il silenzio quando c’era e le confidenze quando c’erano, scritte, mute, o verbali!!
Volevamo che si creasse un energia intensa di solidarietà ED ASCOLTO e l’abbiamo sentita anche arrivare da Reggio, dalle mani di Marsia (nostra coordinatrice regionale) e Renata accompagnate da un uomo, il marito di Marsia con la loro delicatezza interiore, la stessa che mi ha conquistata al telefono, man mano che
decidevamo di dire si a questo progetto “cliccato” su internet ad agosto nel 2008, senza sapere dove ci avrebbe portato ed ora diventato irrinunciabile.
Tutte noi dell’associazione abbiamo avuto nella nostra vita esperienze dure ed intense che ci hanno unite e forgiate negli anni per nuove decisioni di vita. Ma, soprattutto come donne calabresi - abbiamo espresso i “voti” – per così dire – di non perpetuare la vendetta del femminile, costi quel che costi, e combattere si, per la giustizia e contro le connivenze, insegnando alle ragazze come distinguere aggressori e predatori, ma mai, mai, dargli energia sotto qualsiasi forma, vendetta inclusa.
LE ENERGIE SERVONO A NOI, per contrastare la regressione al MODERNO MEDIOEVO che la società sta purtroppo facendo.
E’ così che il giorno 14 gennaio ci siamo immerse nel racconto (dal mito ai tempi moderni) che con le parole di Marcella Crudo (Ass. Donna Con Noi) ha tratteggiato le figure di tre donne ESEMPIO DEL CORAGGIO DI PARLARE: la prima donna ad aver denunciato uno stupro, la pittrice ARTEMISIA LOMI GENTILESCHI, stuprata a 15 anni nel 1608; Franca Rame con il racconto della sua drammatica esperienza, ma anche la figura della MONACA DI MONZA, Gertrude, creata dalla penna del Manzoni, come simbolo delle donne che – ancora adesso – “Vengono al mondo per vivere ciò che avevano scritto per loro ………ed il cui rifiuto di piegarsi sarebbe parso come una stranezza scandalosa”.
Il racconto è stato seguito da una magnifica performance recitativa su questi tre personaggi magistralmente eseguita dalla giovane attrice LUCIA CRISTOFARO accompagnata dal Maestro Alfredo Paonessa, consentendoci di cominciare il percorso con grande impatto emotivo.
E’ stato poi più facile immergersi nella descrizione dei vissuti delle donne che subiscono violenza portati dalla psicologa Anna Maria Leone del consultorio familiare della nostra città. La serata si è conclusa con la relazione dell’Avv. Rossella Lombardo (Ass. Donne Con Noi) che ha raccontato la storia per alcuni versi lunghissima ed inverosimilmente LENTA che la legge italiana ha fatto dal codice rocco in poi per introdurre il concetto di stupro come violenza e delitto contro la persona e non solo contro la morale.
La prima giornata è stata decisamente importante per prendere coscienza di cosa da sempre, siamo oggetto come donne. Il percorso proposto dall’Associazione e condiviso con le istituzioni, voleva sottolineare anche la funzione educativa del padre come garante dell’uso sano e costruttivo della forza maschile nei processi educativi, come esempio e sostegno per i figli maschi, a partire dalla sua partecipazione al percorso della gravidanza e della nascita dei figli, sempre nell’ottica da noi scelta DI NON ESCLUDERE gli uomini dai percorsi di autocoscienza, almeno non di quelli che DESIDERANO IMPARARE.
Ed ecco che gli interventi della seconda giornata del 15 Gennaio, dopo la cerimonia emozionante dell’arrivo dell’Anfora da Reggio Calabria ci hanno condotti nelle emozioni maschili, nei dubbi dei papà (con l’intervento della psicologa dell’ AS 4 di Roma Pina Mostardi), della psicologa-coordinatrice dell’equipe sull’abuso sui minori Lella Guerriero e dell’Ostetrica Clelia Aquila del dipartimento Materno - Infantile dell’ASP di Catanzaro.
In questi due giorni ci siamo riconosciute nelle considerazioni sulla VIOLENZA non solo come furto e dolo, ma come USO CORRETTO DELLA “VIS”, della forza maschile, perché condannare giustamente la violenza senza contemporaneamente preservare la forza “sana” del maschio che la deve saper usare, ci rende molto più esposte agli attacchi degli uomini meno evoluti.
Pertanto abbiamo parlato della necessità di occuparsi anche dell’educazione dei padri, dei figli maschi e della terapia per l’aggressore per arginare questo enorme disagio dilagante, trovandoci d’accordo sulla necessità
di diminuire il DIVARIO DI GENERE con la conoscenza reciproca per cui l’altro non è L’ALTRO DA NOI, ma un ponte per il dialogo.
Ciò che ingenera violenza è anche la paura delle donne che alcuni uomini si portano dietro.
La paura per ciò che non si conosce può generare violenza, contatti malsani, per alcuni, purtroppo, gli unici possibili.
E’ anche con questa ottica visuale che abbiamo assistito , il terzo giorno – 16 gennaio - al film “North Country, storia di Josey”, quando abbiamo parlato del MODERNO MEDIOEVO (vedi allegato) in cui realmente ancora viviamo quando siamo immersi/e in credenze ancestrali intrise di machismo, disprezzo e paura del confronto alla pari.
Con l’aiuto di Paolo Sesti (Neuropsichiatria infantile) e Donatella Ponterio (Psicologa) abbiamo fatto nostra la storia familiare di Josey, non considerata dal padre, violentata mille volte da quelle violenze psicologiche che ancora oggi NON SONO PUNIBILI LEGALMENTE, e che segnano le vite di tutte noi, finche non ci sappiamo destreggiare nei boschi bui che a volte percorriamo inermi e fiduciose.
Josey ha rappresentato il nostro coraggio, la forza della lotta per l’autonomia e dell’affermazione della verità, la forza di dettare nuove regole e nuovi punti di vista (come anche noi, con questa staffetta tentiamo di fare), la forza di “trasformare i veleni” presi e “subiti volontariamente” (come le si dice durante il suo processo contro le molestie subite in fabbrica per la prima causa intentata e vinta da donne in america negli anni ‘90), in sostanza e forza per un Io più forte, capace di vivere e godere oltre la dipendenza dalla famiglia e dai compagni. Josey è stata tutte noi per una sera, e per una sera, abbiamo vinto con lei.
Ed è stata proprio l’ultima sera che è emerso dall’Anfora il biglietto più forte ed intenso tra quelli ricevuti e che trovate trascritto alla fine di questo report.
Una poesia intrisa di compassione femminile e non materna che ha sciolto in noi durezze e rancori perché non ce li vogliamo portare dietro in questo percorso di sostegno ad altre donne.
Se restiamo nel rancore non possiamo essere d’aiuto. Possiamo solo reiterare il dolore, farcene un fardello o UN VELO NERO come quello delle nostre nonne qui in Calabria. Mentre il dolore può - anche il più grande - DIVENTARE QUALCOSA, avere un senso, essere concime (o limo…. ) per le vite nostre e delle altre.
Altrimenti l’alternativa qui da noi, consiste inevitabilmente nell’ armare le mani di altri per vendetta e noi abbiamo scelto di NON ESSERE COMPLICI come recita l’adesivo che vi alleghiamo e che abbiamo distribuito a Catanzaro e Lamezia, dove il giorno 17 abbiamo consegnato in fiaccolata l’Anfora alla Associazione DONNE DEL MEDITERRANEO per la terza tappa calabrese.
Noi possiamo imparare - quando serve - a prendere la spada, sappiamo anche essere MOLTO DETERMINATE, ma tentiamo di non portarci dietro l’aggressione tutta la vita: se ci è capitata, ci ha colpite, ne dobbiamo fare qualcosa.
Questa è la nostra speranza: che serva a noi, che “concimi” i futuri rapporti d’amore e che indirizzi le giovani donne su percorsi più protetti ed edificanti con uomini nuovi o perlomeno disposti ad imparare e a conoscerci, e non solo ad usare il femminile come rifugio e “ricarica” egoistica, anziché come nutrimento per l’anima.
E’ per questo che finiamo questo report ricaricate noi stesse dalla forza e dalla luce di questa Staffetta e con il testo di quel bigliettino anonimo messo nell’Anfora da una donna di Catanzaro:
Chi, cosa
Fermerà la mano
Che uccide anche chi pensa di amare?
Dategli argini robusti
Che diano confini certi
Alla sua rabbia compressa
Restituitegli
La dignità della parola
Ed i suoi tempi lenti
Così se anche
Esonda
Lascia il limo.
CON IMMENSA GRATITUDINE ALLE SORELLE DELL’UDI PER AVERCI COINVOLTE,
dalla Associazione Donne In Cammino di Catanzaro - Gennaio 2009
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